UN BALLETTO INCOERENTE E le vittime dell’incoerenza sono il contribuente e il suo commercialista (Gazzetta Tributaria Edizione 74/2021)

UN BALLETTO INCOERENTE E le vittime dell’incoerenza sono il contribuente e il suo commercialista (Gazzetta Tributaria Edizione 74/2021)

74 – E le vittime dell’incoerenza sono il contribuente e il suo commercialista

 

Diviene persino difficile trovare nuove definizioni per descrivere la situazione in cui si vengono a trovare sia i contribuenti che i consulenti per capire e rispettare le scadenze dei pagamenti di cartelle fiscali, avvisi, autoliquidazioni e simili in questo convulso periodo in cui i rinvii ed i differimenti si sovrappongono come cavalloni marini.

Ad oggi (2 dicembre 2021) siamo in presenza di un rinvio delle scadenze del 30 novembre di 9 (!) giorni, che possono diventare 14 con il termine di grazia, per le cartelle; di 16 giorni per gli avvisi; di un mese per il pagamento ordinario delle cartelle notificate in autunno; al 31 gennaio per il versamento IRAP 2020 rinviato per COVID, il tutto riferito dalla stampa specializzata e confermato da esponenti del Governo ma contenuto in un emendamento non ancora formalmente approvato dalle due Camere e quindi sostanzialmente non in vigore.

Forse il commercialista “preveggente” avrebbe potuto dire, a fine novembre, di non rispettare la scadenza del pagamento delle cartelle, impegnativo per tanti contribuenti, perché vi è speranza di rinvio ma non sarebbe stato serio!

E l’incoerenza fiscale prosegue con la navigazione a vista, che impone di limitare la programmazione finanziaria a medio termine perché non si sa mai che cosa può succedere con i termini di pagamento e questa incertezza è nemica di ogni ragionevole gestione economica.

Il più clamoroso esempio di incoerenza fiscale, inoltre, è rappresentato dalla proposta di rimodulazione della pressione fiscale di cui si è discusso in questi giorni, il famoso “taglio delle tasse”.

L’art. 53 della Costituzione impone l’assolvimento dell’obbligo tributario “in base alla capacità contributiva”.

E’ difficile comprendere come questo si sposi con una riduzione delle aliquote solo per il ceto medio: le fasce per i deboli ed i percettori di redditi alti mantengono lo stesso gravame, anzi per quest’ultimi dopo una certa misura cresce, mentre i percettori di redditi 25-50 mila euro l’anno, i più diffusi, risparmiano!

Forse sarebbe necessario un momento globale di ripensamento, ascoltando anche la voce degli operatori che aiutano i contribuenti a mantenere gli impegni!

Perché può sembrare sorprendente ma la maggior parte dei cittadini, loro sì coerenti, vorrebbe assolvere serenamente e senza incomprensioni il proprio dovere evitando balletti confusi.

 

Gazzetta 74, 03/12/2021

 

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