MA A PALAZZO MADAMA SANNO FARE I CONTI? (Gazzetta Tributaria n. 201/2025)

MA A PALAZZO MADAMA SANNO FARE I CONTI? (Gazzetta Tributaria n. 201/2025)

201 – La Finanziaria 2026 propone talune modifiche che divengono utopistiche nella realtà.

 

Dati i movimenti quasi sismici nella formulazione delle norme della nuova finanziaria ci asteniamo da commentare, in corso d’opera, le varie proposte che vengono avanzate, attendendo la versione definitiva finale.

Un argomento, però suscita un tale sconcerto da meritare subito una critica.

Sono venticinque anni che le varie finanziarie, o leggi di agevolazioni tributarie in genere, propongono un trattamento alternativo e agevolativo per la rivalutazione di taluni beni posseduti da privati (terreni e partecipazioni).

Si è cominciato nel 2001 con l’approvazione di una imposta sostitutiva del 4% per le partecipazioni, dopo 25 anni siamo attualmente al 18% e la proposta per il 2026 è di aumentarla al 21%.

Parrebbe sempre un regime di vantaggio (l’aliquota iniziale IRPEF è del 23%), ma i parlamentari sembrano dimenticare un particolare fondamentale: l’imposta sostitutiva si applica su tutto il valore della partecipazione rivalutata, l’imposta ordinaria si applica solo sulla plusvalenza (ricavo – costo).

Questo vuol dire che se su una partecipazione acquistata a 1000 realizzo una plusvalenza di 500 in termini ordinari pagherò, all’aliquota base, 115; l’imposta sostitutiva sarebbe pari a 270 e dovrebbe divenire 315; anche all’aliquota marginale (43%) nel caso di tassazione solo della plusvalenza l’imposta sarebbe 215, sempre inferiore all’imposta sostitutiva!

E stiamo parlando di una rivalutazione del valore della partecipazione del 50%!

Sembra quasi che lo spirito del Presidente TRUMP abbia pervaso anche i nostri senatori: stiamo andando verso il vero mondo di Bengodi, con utili mai visti e quindi anche se l’imposta sostitutiva rispetto alla partenza è quasi quintuplicata (!) sarà bene accetta comunque dai contribuenti.

Ma siccome così non è l’iniziativa dell’incremento dell’aliquota appare quanto mai azzardata, – anche il 18% era troppo, come già segnalato, ma un ulteriore aumento del 10% non è giustificato.

Un primo studio ha portato la soglia di convenienza ad incrementi di valore superiori al 500%: siamo alla fantascienza finanziaria, e non possiamo che sperare che tale dimensione sia frequente, ma le risultanze dei mercati e delle statistiche smentiscono questo auspicio.

Allora non rimane che sperare che sotto l’Albero di Natale i senatori trovino anche una buona scorta di calcolatrici (oggi sono veramente economiche), in modo che possano supportare le proprie decisioni con calcoli corretti.

Altrimenti debbono tornare a scuola per imparare a “far di conto!”

 

 

Gazzetta Tributaria 201, 23/12/2025

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