IL GIUDICE E’ A STRASBURGO! (Gazzetta Tributaria n. 199/2025)

IL GIUDICE E’ A STRASBURGO! (Gazzetta Tributaria n. 199/2025)

199 – Una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna pesantemente l’Italia per la mancanza di garanzie nelle ispezioni e verifiche fiscali.

 

Ci piace ricordare, citandola spesso, la frase di Bertold Brecht sul Giudice di Berlino che finalmente giudicava in modo equilibrato (Gazzetta Tributaria 168/2025 e 188/2025), ma evidentemente abbiamo sbagliato, e di tanto, geograficamente, il richiamo!

Il “giudice” è lontano centinaia di chilometri, ma si trova a Strasburgo, in Francia, sede della Corte Europea dei Diritti Umani!

Con la sentenza dell’11 dicembre 2025 sulla domanda 32539/18 la Corte Europea ha riconosciuto che l’ordinamento italiano in tema di accessi, ispezioni e verifiche fiscali è eccessivamente vessatorio nei confronti del contribuente, in quanto non richiede specifiche e circostanziate motivazioni, può pretendere l’esibizione di documenti che si rivela ingiustificata a posteriori, di atti di molti anni prima, non protegge la riservatezza della sfera “privata” del contribuente e non esiste una possibilità di adire in via di urgenza l’autorità giudiziaria per far scattare eventuali garanzie e limitazioni di pretese.

Una accusa a tutto tondo, come si vede, che critica il totale asservimento all’ispezione come previsto dalle attuali norme: è conoscenza comune il disagio, per non dire altro, dell’improvviso arrivo della Guardia di Finanza che blocca ogni attività, apre cassetti e borse per ricercare prove di violazioni tributarie, e poi magari tutto tace per anni!

E pensare che solo nella vicina Svizzera il funzionario dell’Ufficio Federale delle Contribuzioni telefona al contribuente per concordare, in base alle esigenze di questo, la data di un incontro per acquisire informazioni!

Come più volte ripetuto da queste pagine è soprattutto la mancanza di dialogo tra le parti che rende eccessivamente contrapposto il rapporto, e quindi si arriva alla sentenza di Strasburgo, che oltre tutto condanna l’Italia a pagare ai ricorrenti decine di migliaia di euro per “risarcimento dei danni morali”.

Contemporaneamente, quasi che il richiamo di Strasburgo fosse già noto, il vice Ministro Maurizio Leo informa che il MEF sta preparando un atto di indirizzo, nuova forma di documento esecutivo, che elimini il problema della relazione tra aiuti COVID e perdite d’impresa, oggetto di tante critiche per l’oscurantismo dell’Agenzia, e che sarà potenziato il servizio CIVIS con la possibilità di un secondo accesso e con l’operatività degli uffici durate alcuni pomeriggi della settimana.

Da un lato il tentativo di promuovere il dialogo con strumenti potenziati, come da sempre stiamo sollecitando, dall’altro lato il richiamo dei giudici dell’Unione Europea che stigmatizzano le norme italiane considerate vessatorie nei confronti del contribuente, e soprattutto appare significativa la mancanza dell’autorità giudiziaria cui rivolgere, nell’urgenza, i reclami; per confronto ricordiamo che la chiusura temporanea dell’esercizio in caso di mancanza di emissione di scontrino fiscale può essere reclamata avanti la Corte di Giustizia Tributaria che in caso di urgenza pronuncia provvisoriamente in pochi giorni; niente di simile sugli accesi e ispezioni.

Ma forse il Giudice di Strasburgo potrà agevolare la costruzione di un rapporto più collaborativo!

 

 

Gazzetta Tributaria 199, 17/12/2025

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