05 Ott CHI HA PAURA DEL FISCO CATTIVO? (Gazzetta Tributaria n. 141/2026)
141 – I termini per l’accertamento delle annualità d’imposta sembrano il classico “bastone e carota” delle fiabe!
Questo non è un commento tecnico ma una considerazione derivante dal senso comune e dagli interventi di questi giorni, tra cui alcune importanti affermazioni del vice ministro alla fiscalità avv. Maurizio Leo.
L’obbligo tributario è un pilastro della società civile, che nelle democrazie occidentali trae le proprie risorse principalmente dal gettito fiscale, diversamente da quei regimi che nazionalizzano i fattori produttivi.
Dato che si tratta di erogare allo Stato parte del proprio reddito spesso l’adempimento non è ben visto, e per questo le norme prevedono una serie di controlli da parte dell’Agenzia che vuole certificare il regolare comportamento del contribuente.
Secondo i principi astratti i rapporti tra le due parti sono regolate da collaborazione e buona fede e da tempo si cerca di far accettare l’immagine di un FISCO AMICO
Un amico non cercherebbe mai di tendere trappole all’amico, e piuttosto lo farebbe uscire dalle difficoltà.
Invece il regime dei controlli fiscali è visto come una eterna saga tra guardie e ladri, in cui alcuni cercano di fare i furbi e gli altri cercano di scoprili, il tutto prima che cali il sipario.
Questo clima di sostanziale sfiducia: io del contribuente non mi fido e cerco di scoprire le sue magagne trova una ulteriore conferma dai tentativi di accreditare le nuove norme “agevolative” come rilevanti perché riducono i tempi dell’accertamento.
Ecco che i punteggi ISA più alti possono ridurre di un anno i termini ordinari per l’accertamento dei redditi; l’utilizzo di sistemi di incasso e pagamento tracciabili, insieme con un certificato programma di verifica tributaria (il Tax Control Frame!), possono ridurre il termine di due anni e così l’esecuzione di un concordato preventivo biennale.
In sostanza sembra che il MEF segua un ragionamento (perverso) del seguente tenore: i contribuenti sono tutti evasori e quando viene svolto l’accertamento vi è sempre una rettifica: ma se i tempi sono ristretti non faccio in tempo a svolgere l’accertamento e di fatto il contribuente viene premiato.
Torna alla memoria il periodo delle scuole elementari di 70 anni fa, quando il capoclasse segnava sulla lavagna: “tutti cattivi meno……”; in questo caso il premio per il contribuente è che l’Agenzia non ha fatto in tempo a svolgere le verifiche:
Ma dov’è il principio di collaborazione e buona fede?
Se non abbiamo paura del Fisco Cattivo perché questo si è ammansito si può vivere tutti più sereni senza un gioco alla rincorsa della scadenza delle verifiche, senza bisogno di bastoni e carote.
E allora non avremo più paura, e il regime premiale dovrà avere un contenuto positivo e non semplicemente una riduzione dei tempi di accertamento.
Gazzetta Tributaria 141, 06/10/2026
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