28 Set ATTACCHI INCROCIATI – I CACCIATORI DI DATI E HACKER NON DESISTONO! (Gazzetta Tributaria n. 137/2026)
137 – Due situazioni differenti ma accumunate da un’unica particolarità
In settimana l’Agenzia delle Entrate ha emanato il consueto warning su di un tentativo di hackeraggio con il pretesto di un rilevante (oltre cinquemila euro) rimborso in scadenza; sabato 26 settembre (tra l’altro alle nove di sera!) e domenica mattina chi scrive è stato raggiunto da tre (!) richieste di dati che utilizzano nome e marchi di due primari istituti bancari nazionali e uno addirittura anonimo.
Due azioni false e pericolose in questo autunno che sembra un “safari” alla caccia dei dati dei cittadini!
Nel nostro piccolo crediamo che mantenere l’attenzione su questo aspetto molto delicato sia un servizio non solo ai nostri lettori ma anche agli ignari enti coinvolti.
Riguardo al primo caso l’Agenzia delle Entrate ricorda che non vengono utilizzati canali ordinari per sollecitare la trasmissione di dati o l’espressine della volontà di ricevere un rimborso (!); l’avviso incriminato addirittura sottolinea che vi è un rimborso che deve essere richiesto entro due giorni giocando anche sull’ansia dell’urgenza.
E pensare che molte vicende di contenzioso tributario si basano proprio sulla eccepita prescrizione del diritto al rimborso, che viene avanzata dall’Agenzia spesso con ragione (altro che sollecito ad incassare!)
Sul secondo caso rileviamo che la richiesta di conferma dati ricevuta personalmente si richiama alla legge anti riciclaggio e all’obbligo per le banche di verificare la clientela, e, ironia del testo, contiene una raccomandazione di prestare attenzione ai tentativi di frode (!)
Non avendo mai avuto rapporti con quegli istituti bancari (MPS e BNL)) l’avviso è stato esaminato con attenzione specifica, ed ecco la falla: proviene da un indirizzo: @smtp-out-sh.livermail.co.uk che palesemente non ha nulla a che fare con la banca citata, con le banche in genere ed è localizzato in Inghilterra!
Esaminando anche la comunicazione di rimborso dell’Agenzia si scopre che proviene da un indirizzo nkenfacklandoloic@gmail.com che certamente è estraneo al mondo fiscale (l’unica rilevanza è che contiene la parola dolo!)
Nelle nostre frequenti (l’ultima è nella GAZZETTA TRIBUTARIA n. 129) sottolineature di questo mondo scatenato di caccia ai dati non ci stanchiamo di ribadire l’importanza di verificare l’indirizzo di provenienza del messaggio: tutti i truffatori cascano sull’obbligo di utilizzare un indirizzo operativo che, normalmente non può copiare quello dell’ente.
Ma nella prassi quotidiana, ricevendo una mail si bada al testo e non ai dati indicati in alto nel frontespizio, dati che invece rivelano, in genere, la natura truffaldina della richiesta.
Magari anche la nostra sollecitazione riesce a “salvare” qualche ignaro lettore dalla diffusione di dati personali.
Gazzetta Tributaria 137, 28/9/2026
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