ANCHE IL PROCESSO TRIBUTARIO E’ PROMOSSO: LUCI ED OMBRE (Gazzetta Tributaria n. 147/2026)

ANCHE IL PROCESSO TRIBUTARIO E’ PROMOSSO: LUCI ED OMBRE (Gazzetta Tributaria n. 147/2026)

147 – Dopo l’intervento della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) della settimana scorsa anche il processo tributario deve adeguarsi alle dimensioni del “giusto              processo”

 Con sentenza relativa ai ricorsi n.12952/13 e altri la Corte Europea ha condannato lo Stato Italiano per violazione del principio del “giusto processo” nel rito tributario (art. 111 Costituzione in relazione alla durata).

Quel principio generale che era nato fondamentalmente per dare esecuzione ad una necessita di garanzia per il processo penale, poi esteso anche al processo civile, è stato dichiarato parimenti applicabile anche al mondo del processo tributario, che quindi viene promosso a livello delle ordinarie giurisdizioni maggiori e lascia indietro il processo amministrativo!

Decine, centinaia di volte sulle colonne della Gazzetta abbiamo stigmatizzato la durata eccessiva della lite tributaria (spesso non basano vent’anni per avere una pronuncia definitiva, nel bene o nel male!) e questo assunto è stato riconosciuto valido anche dalla Corte Unionale.

Ma quanto dura un processo tributario?

Le medie, ci insegnava Trilussa, contengono un elemento di presunzione certamente distorcente ma riescono a dare una certa rappresentazione della realtà.

Il Sole 24Ore del 14 ottobre 2026 pubblica una tabella sulla durata media dei vari gradi del processo tributario, e vi sono curiosità degne di sottolineatura.

Cominciamo con le Corti di Primo Grado, che sono 103 in Italia: le differenze di durata del processo di primo grado sono macroscopiche: il poco ambito primato è della CGT di Foggia, con una durata media dei processi di 1.032 giorni, quasi 2 anni e 10 mesi (!) mentre la Corte più tempestiva è Vibo Valenza con 131 giorni, poco più di 4 mesi (!).

Il dato nazionale è di circa un anno (359 giorni).

La dimensione del comprensorio non gioca un ruolo determinante, perché le Corti dei grandi centri, per esempio Napoli o Milano hanno durate di pochi mesi (circa 7 mesi) mentre luoghi di minore afflusso di cause (tra tutti spicca Lodi, con Nuoro) superano ampiamente i due anni di latenza.

Il grado superiore presenta uno scenario ben diverso: le Corti di Giustizia Regionali sono 21 (non si considerano autonome le sezioni staccate) e la giacenza media di una causa in appello può avere un range di dieci volte tanto (!) tra minimo e massimo.

Nelle Marche un processo di appello richiede oltre tre anni e mezzo (1.764 giorni) per giungere a sentenza, In Valle d’Aosta o nelle due Corti di Trento e Bolzano siamo intorno ai 200 giorni (!)

Anche qui il dato nazionale indica un termine doppio del precedente, 792 giorni, pari ad oltre due anni.

Infine quello che attualmente è il “buco nero!” della giustizia tributaria, la Cassazione V sezione che impiega mediamente circa 4 anni e 4 mesi per arrivare alla sentenza.

Poi segnaliamo nelle nostre pagine (ricordavamo la confusione delle medie) che vi sono casi che bellamente superano i vent’anni di controversia.

La condanna dello Stato Italiano sicuramente suonerà come pesante monito verso la “pigrizia” delle Corti Tributarie (già prima della sentenza “Grassucci” citata si erano registrati segnali di accelerazione) e fiduciosi speriamo nella riforma!

Gazzetta Tributaria 147, 16 ottobre 2026

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