WELFARE AZIENDALE: IL FALSO MITO DELLA GRATUITA’ (Gazzetta Tributaria n. 156/2026)

WELFARE AZIENDALE: IL FALSO MITO DELLA GRATUITA’ (Gazzetta Tributaria n. 156/2026)

156 – Tra pubblicità commerciale e articoli a sostegno delle varie proposte sembra che il welfare aziendale sia un regalo gratuito.

 Siamo bombardati dalla pubblicità dei “buoni posto” come grazioso regalo che i datori di lavoro possono fare ai dipendenti ed utilizzarli personalmente, in esenzione fiscale, così come vengono esaltati altri momenti di benefit in natura.

Anche FISCO OGGI del 26 ottobre 2026, commentando una specifica risposta ad interpello del 23 ottobre 2026 n. 189 dell’Agenzia, sembra “sdoganare” i buoni benzina come welfare aziendale privilegiato affermandone la non imponibilità.

Un vecchio detto raccomanda di non compiere mai affermazioni precise, ma richiamare solo le negazioni generalizzate: così l’Agenzia afferma che i buoni benzina come benefit sono “fuori dal reddito”

Magari una puntualizzazione in merito potrebbe essere gradita: i limiti e le strettoie per godere della esenzione/deducibilità sono strettissime!

Intanto precisiamo che tutti i benefit aziendali per i dipendenti sono deducibili in franchigia fiscale per il datore di lavoro nel limite di € 258,23 annue, provvisoriamente aumentati per gli anni 2025, 2026, 2027 a € 1.000 annui (€ 2.000) per chi ha figli a carico).

Quindi il welfare è certamente limitato, perché la somma indicata è omnicomprensiva annuale(!), a regime, pari a circa 80euro/mese e 160 per chi ha figli a carico – il costo di un pieno di benzina – e tranne che per i buoni pasto vale per tutto il resto!

Nulla vieta che vengano erogati maggiori benefit, ma per il percipiente sono reddito normale.

Non è consigliabile di eccedere riaspetto questo stretti limiti perché una vetusta normativa prevede che il superamento della soglia di franchigia trasforma in imponibile tutto il benefit, non solo la quota eccedente!

Inoltre viene sempre sottaciuto che il benefit, anche se indenne da tassazione specifica in capo al percipiente, è sempre un costo per l’erogante, e quindi solo bilanci floridi possono sopportare i maggiori costi da welfare (e di questi tempi di bilanci floridi non se ne vedono molti!)

Infine un beve cenno sui buoni pasto: per i dipendenti la franchigia fiscale è limitata a 4 euro/giorno nel caso di buoni pasto cartacei (gli unici spendibili anche da parte di terzi, quelli elettronici sono solo per il titolare del rapporto!); per i lavoratori autonomi la deducibilità è limitata al 75% del costo e nel limite del 2% del fatturato annuo; questo vuol dire che un autonomo con fatturato di € 100.000 potrà dedurre spese di vitto di € 2.000 in un anno, meno dei 10 euro/giorno del dipendente!

Eppure sembra che il Fisco vesta i panni di Babbo Natale (la stagione si avvicina) e con il welfare gratifichi tutti!

I limiti, invece, ci sono e comunque si tratta di nuovi costi che gravano sull’impresa, o sullo studio, anche se con un’incidenza fiscale limitata (sempre rilevante ma attenuata).

Non è ancora il tempo dei regali!

Gazzetta Tributaria 156, 29 ottobre 2026

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