05 Ott 140 – AMARCORD! (Gazzetta Tributaria n. 140/2026)
140 – Un salto nel passato in attesa della riforma che verrà.
Come abbiamo più volte ricordato dal 1° gennaio 2027 il mondo tributario vedrà la profonda rivoluzione dell’entrata in vigore dei Testi Unici globali di riassetto (in attesa del Codice Unico Tributario che è stato promesso anche di recente dal vice ministro avv. Maurizio Leo): otto corposi documenti per circa 2.500 articoli che dovrebbero riassestare l’intera materia tributaria.
Di recente come riferito la GAZZETTA TRIBUTARIA e il suo redattore hanno sperimentato un nuovo trasloco di uffici, e con l’occasione è venuto alla luce (insieme con tanti reperti del passato) un agile volumetto di oltre 70 anni fa, “GUIDA DEL CONTRIBUENTE” che una delle storiche società fiduciarie milanesi, appartenente ad un gruppo bancario prestigioso fece redigere per informare la clientela.
Una quarantina di pagine, che presentano un quadro dell’imposta di Ricchezza Mobile (la “nonna” dell’attuale IRPEF, e viene sottolineato che la stessa trae origine dalle norme del 1877); dedicano oltre un terzo dello spazio alle imposte sui redditi immobiliari (!); ricordano l’esistenza di imposte locali (i meno giovani hanno notizia dell’imposta di famiglia, uno spauracchio della fiscalità locale! – tassava il tenore di vita! – e un cenno all’imposta di successione, che a quell’epoca era decisamente rilevante (si pensi che la ‘franchigia’ per le successioni in linea retta era allora di 750.000 lire, equivalenti oggi dopo rivalutazione e aggiornamento ISTAT a circa 20.000 euro, mentre l’attuale franchigia nelle successioni dirette è di un milione di euro!).
E’ sorprendente notare come vi sia una sostanziale affermazione di inadeguatezza delle quantificazioni delle rendite catastali (inadeguatezza che non è ancora stata superata): la tassazione dei redditi fondiari e agrari viene indicata come derivante dall’applicazione di un’aliquota variabile dal 378% al 252% (anche il più sprovveduto studente sa che non può esistere un’imposta che supera l’imponibile!); ma questo perché le rendite catastali sono un retaggio di un antico passato e spesso non hanno adeguamento con la realtà; naturalmente l’aliquota più alta era per i redditi dei terreni mentre quelli agrari godevano di un’aliquota (?) minore.
Nella prefazione al testo si legge che la necessità della pubblicazione deriva dalla circostanza che la materia scaturiva da numerose disposizioni legislative che avevano bisogno di essere coordinate e unificate per facilitarne la conoscenza.
Si deve concludere che dopo oltre settanta anni (gli storici dicono che sono tre generazioni!) non è cambiato nulla, se non il numero delle varie disposizioni legislative da aggregare, e la necessità di coordinamento e semplificazione rimante invariata: il tempo, in questo caso, non ha ancora portato consiglio!
Ma dopo di avere reso omaggio al doveroso “AMARCORD” di Felliniana memoria riaffermiamo la nostra speranza nella riforma che verrà!
Gazzetta Tributaria 140, 05/10/2026
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