L’ARMATA “BRANCALEONE” DELLA GIUSTIZIA TRIBUTARIA HA I GIORNI CONTATI? (Gazzetta Tributaria n. 190/2025)

L’ARMATA “BRANCALEONE” DELLA GIUSTIZIA TRIBUTARIA HA I GIORNI CONTATI? (Gazzetta Tributaria n. 190/2025)

190 – Due aspetti diversi sono stati affrontati in questi giorni, con la prospettiva di un cambiamento radicale.

 

Il primo gennaio 2026 entreranno in vigore un certo numero (non ancora la totalità!) dei Testi Unici in materia tributaria, e tra questi anche quello sul contenzioso (D.Lgs 14/11/2024 n. 175), che per altro produrrà i suoi pieni effetti tra qualche tempo.

Intanto rileviamo che sia “Il Sole24Ore” che il “Foglio” dedicano nei giorni scorsi specifici interventi su aspetti quanto meno bislacchi della Giustizia Tributaria nella versione attuale.

Da un lato risulta che i concorsi per arruolare la prima pattuglia dei giudici tributari a tempo pieno, un nuovo settore specifico di magistratura con progressioni di carriera, stipendi adeguati e ogni altra prerogativa ha registrato la solenne bocciatura di quelli, tra i giudici onorari oggi in servizio, che hanno fatto domanda per passare nei ruoli permanenti.

Gli attuali giudici, che pure si occupano di un settore specifico che muove interessi rilevantissimi, possono avere un back ground inadeguato, provenire dalle più disparate esperienze ed essersi occupati, in passato, di ben altre fattispecie: sembra che messi alla prova su argomenti peculiari della materia tributaria non abbiano superato lo sbarramento (per l’86% bocciati).

E non si può dire che con il prossimo gennaio cambierà tutto, perché ci vorranno anni per riassestare tutto il settore, ed intanto i giudici in carica, anche se bocciati per passare al ruolo permanente, continueranno ad emettere sentenze “In nome del Popolo Italiano” ma di cattiva qualità, come dimostra il fatto che per una buona metà vengono annullate dalla Cassazione.

Dall’altro lato il Sole 24 Ore dedica una intera pagina al fenomeno della sperequazione nell’applicazione al mondo tributario del principio di generica saggezza popolare: chi perde paga!

O meglio, se perde l’Agenzia non viene condannata a pagare le spese, se perde il contribuente si!

Una indagine svolta dal quotidiano dimostra che in genere la condanna alle spese presenta una rilevante forbice a favore del Fisco che viene condannato a pagare le spese al contribuente una volta su due, mentre al contrario le spese al contribuente soccombente sono quasi sempre richieste.

Un esempio capitato a chi scrive può dimostrare questa sperequazione.

Viene impugnata una cartella di pagamento, subentra la sanatoria liti pendenti, si deposita in Corte di Giustizia la domanda di chiusura e la quietanza della prima rata e la Corte dichiara estinto il processo.

L’Agenzia, non si sa perché, appella con citazione al contribuente che è obbligato da difendersi da un appello palesemente infondato e chiede la condanna dell’incauto appellante al rimborso delle spese: la sentenza del secondo grado da ragione al contribuente, respinge l’appello ma….. compensa le spese!

Siamo ancora lontani dal concetto di “giusto processo” che vuole anche sollevare dagli oneri di una difesa chi ha sostanzialmente ragione, ma nulla vieta di sperare in un futuro migliore.

 

 

Gazzetta Tributaria 190, 20/11/2025

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