CHI PERDE NON PAGA…….SE E’ L’AGENZIA (Gazzetta Tributaria n. 17/2026)

CHI PERDE NON PAGA…….SE E’ L’AGENZIA (Gazzetta Tributaria n. 17/2026)

17 – Il sacrosanto principio delle spese del giudizio a carico del soccombente trova spesso una limitazione nel mondo del processo tributario.

 

Le spese seguono la soccombenza!

Questo principio è sancito dal Codice di Procedura Civile (art.91), è patrimonio della cultura popolare (chi perde paga!), e rappresenta anche un caposaldo dei rapporti sociali.

Ma quando chi “perde” è l’Agenzia delle Entrate il piatto della bilancia non è in equilibrio ma pende, decisamente, verso il potere pubblico.

Questa premessa giustifica il commento ad una ordinanza di Cassazione di recente pubblicazione, che tratta della limitazione di responsabilità, anche nei confronti del Fisco, del socio accomandante di una società; se non fosse per la parte delle spese come poi commentata l’ordinanza non avrebbe alcun interesse!

In base ai principi scolpiti nel tempo il socio accomandante, a meno che non interferisca con la gestione, non ha responsabilità illimitata per i debiti della società ma rischia solo il valore del proprio apporto e non può essere chiamato ad altre garanzie.

Il principio è tanto scontato che l’ordinanza n. 2470 del 5 febbraio 2026 della Corte di Cassazione sente il bisogno di costruire una scusa preventiva per salvare l’Agenzia.

Infatti la vertenza deriva dal un ricorso in Cassazione dell’Agenzia che chiede la condanna, già esclusa in primo grado e confermata in appello, di un socio accomandante per un debito tributario di una società; naturalmente il socio, forte della doppia conforme favorevole si è costituto anche a Roma.

La Corte, affrontando la vertenza, compie una incredibile capriola motivazionale e nella prima riga della motivazione riporta: “Il ricorso è infondato e deve respingersi; le spese, in considerazione…….possono compensarsi interamente……”

Seguono poi alcune pagine di motivazione confutando i singoli motivi di reclamo dell’Agenzia, ma si percepisce che il fondamentale problema della Corte era quello di non condannare alle spese l’Agenzia, che palesemente ha instaurato un terzo grado di giudizio pretestuoso (ma tanto l’Avvocatura di Stato che per legge la rappresenta in Cassazione è a carico della collettività!).

In ogni caso, pur con decine di anni di esperienza alle spalle, è la prima volta che vediamo una pronuncia del Supremo Consesso che per primo argomento esclude la condanna alle spese del soccombente, oltre tutto riferito ad una materia che è assolutamente certa da decenni, e poi respinge il ricorso dell’Agenzia.

Lo squilibrio della posizione processuale tra Fisco e Contribuente è oggettivamente esistente e la si constata spesso nelle Corti di Merito, e per altro è comprensibile (vi è un globale interesse collettivo che si scontra con il “particulare” del singolo), ma una affermazione coì sfacciatamente di parte, che in quanto tale deve anche precedere le motivazioni giuridiche della pronuncia appare decisamente eccessiva e insolita.

Vuol dire che il giusto processo, nel campo tributario, ha ancora tanta strada da percorrere, e speriamo di vederlo prima o poi al traguardo.

 

 

Gazzetta Tributaria 17, 09/02/2026

No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.