MA LE “TASSE” CHI LE PAGA? (Gazzetta Tributaria n. 146/2026)

MA LE “TASSE” CHI LE PAGA? (Gazzetta Tributaria n. 146/2026)

146 – Vi sono notizie giornalistiche che distorcono la effettiva situazione del carico tributario.

 La ragion di stato spesso cozza con i principi, teorici, di equità e questo dà luogo ad interpretazioni distorte.

Questa dovrebbe essere la chiave di lettura di tanti fenomeni di contestazione tributaria tra i quali certamente quello dell’effettiva incidenza del carico tributario e dell’equità del prelievo sia globale che individuale.

E’ frequente la convinzione di essere tra i pochi gravati da un carico eccessivo tributario circondati da “evasori” e forse un esame oggettivo della situazione può riportare nella considerazione normale un motivo di incertezza.

Il totale tributario delle entrate si suddivide, grosso modo, con un gettito che per il 60% riguarda le imposte dirette e per il resto quelle indirette (tipicamente l’IVA).

Posto che le imposte indirette, stante la loro prospezione oggettiva sugli atti e sulle transazioni non hanno riferimento con la situazione del singolo (l’IVA è pari al 22% sia per il pensionato che per il mega dirigente!) è opportuno approfondire il mondo delle imposte dirette, quello più direttamente a contatto con il cittadino ed al quale si ispira il concetto di “capacità contributiva” a cui dovrebbe corrispondere l’equità di un sistema di tassazione progressiva, come richiamato dall’art. 53 della Costituzione.

Ma tutti i commenti sottacciono, o non conoscono, la realtà di un sistema che in misura sempre maggiore privilegia la tassazione immediata, imposte sostitutive o forfetizzate che non richiedono dichiarazioni e non si adattano alla capacità contributiva!

Basta por mente alla tassazione dei redditi degli interessi sui titoli ed obbligazioni: 12,5% ÷ 26%, a titolo d’imposta e il netto non entra in dichiarazione (con un ammontare di debito pubblico di centinaia di miliardi i proventi non sono poco!); anche i dividendi distribuiti dalle società sono tassati con il 26% di ritenuta a titolo d’imposta e non compaiono!

Ad agosto 2026 a fronte di un gettito IRPEF globale di circa 160 miliardi euro il 10% è costituto da ritenute a titolo d’imposta e imposte sostitutive!

Il resto, curiosamente, si divide in modo quasi eguale tra tassazione del lavoro dipendente nel settore privato e nel settore pubblico.

Vuol dire che le affermazioni: pagano solo i dipendenti! quanto meno non sono esatte, perché tralasciano completamente i redditi che scontando una ritenuta o imposta sostitutiva non compaiono in dichiarazione.

Anche molti redditi fondiari sono soggetti a tale ritenuta, e quindi le statistiche non possono tenerne conto essendo, legalmente, non dichiarati.

Magari uno spostamento del 10% nella attribuzione del gettito tributario non modifica l’immagine generale, ma certamente il pensionato poco oltre il minimo di pensione non avrà, probabilmente, un cospicuo risparmio i cui proventi sono assoggettati a ritenuta secca (non dichiarati, ma pagano l’imposta) e si sentirà più vessato di chi riceve interessi “al netto” ma ha già pagato, per ritenuta, l’imposta dovuta.

Non è vero che solo il lavoro dipendente, quindi, paga le imposte, ma si devono apprezzare anche i settori che, legalmente, non fano cumulo in dichiarazione!

Alla fin fine le imposte, in Italia, si pagano!

Gazzetta Tributaria 146, 14/10/2026

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