25 Set EPPUR SI MUOVE! (E MENO MALE!) – (Gazzetta Tributaria n. 135/2026)
135 – Una considerazione di costume che porta una speranza di modernizzazione.
Questa volta non ci soffermiamo su particolari interpretazioni giuridiche, ma piuttosto su di una più ampia considerazione in materia di efficienza della macchina tributaria e del processo conseguente, come può derivare dall’esame di due recenti pronunce della Suprema Corte.
La prima – ordinanza n. 24407 del 3 agosto 2026 – dirime una interpretazione sull’obbligo o facoltà di ammettere la prova testimoniale nel processo tributario ma presenta una sicura innovazione: la motivazione della sentenza, ampia ben 16 pagine, è per un quarto rappresentata da citazioni di giurisprudenza europea in lingua inglese, senza necessità di traduzione (e pensare che una volta tutto doveva svolgersi obbligatoriamente in italiano!); l’ordinanza respinge un ricorso contro una sentenza di appello depositata a gennaio 2025, e quindi dimostra che in poco più di un anno si può giungere alla definizione (!) e respingendo il ricorso del contribuente (effettivamente un po’ pretestuoso!), lo condanna non solo a rilevanti spese legali ma anche a riconoscere all’Agenzia le indennità per lite temeraria ex art. 96 c3 e c4 Codice di procedura civile per un totale di quasi trentamila euro, certamente una sanzione indiretta!
La seconda – sentenza 25377 del 16 settembre 2026 – respinge un ricorso dell’INPS sulla presunzione di imponibilità previdenziale degli utili di s.r.l. non distribuiti al socio lavoratore ma accantonati a riserva, con una successione di tempi sorprendenti: accertamenti del 2023, due gradi di giudizio di merito con sentenza di appello della Corte di Milano favorevole al contribuente del settembre 2025 e definitiva sentenza di Cassazione del settembre 2026 che conferma l’appello.
Questo è il giusto processo di cui all’art.111 della Costituzione: avere giustizia, in termini definitivi in pochi anni (tre gradi di giudizio in tre anni sono ritmi da Formula 1, non da tradizionale struttura giudiziaria italiana!) vuol dire consentire alla società di sperare nella certezza di una pronuncia in tempi ragionevoli, senza le lungaggini che tante volte anche dalle nostre pagine abbiamo stigmatizzato.
Se sia dovuto al tanto vituperato PNRR o ad una presa di coscienza della necessità di avere uffici funzionanti non è dato sapere: accontentiamoci di valutare l’efficacia dei risultati che riportano anche il nostro apparato giudiziario alla confrontabilità con le nazioni più avanzate.
Come abbiamo titolato, allora, vuol dire che anche il sistema può muoversi, in senso propositivo e verso un miglioramento e questo non fa che ben sperare: magari il 2027, oltre che la riforma tributaria con l’entrata in vigore dei nuovi testi unici (sarà arduo cercare di digerirli tutti insieme!) ci offrirà anche lo svecchiamento dei sistemi giudiziari, multilingue e veloci!
Noi facciamo il tifo per il successo.
Gazzetta Tributaria 135, 25/9/2026
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